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17 luglio 2009

Tolto il presidio Ahlstrom di Gallarate, continua la lotta

Nei giorni scorsi si è conclusa, dopo cinque mesi, la vertenza con l’azienda Finlandese Ahlstrom Milano.

Quattro gli stabilimenti interessati, Cressa (No), Gallarate (Va), Carbonate e Mozzate (Co), 59 esuberi dichiarati su 190, 55 lavoratori sono andati in mobilità volontaria con incentivo di 26000.00 euro.

I lavoratori di Gallarate ritornano a lavorare negli stabilimenti di Cressa e Mozzate. Solo cinque sono andati in mobilità volontariamente.
Dalle previsioni iniziali con chiusura dello stabilimento di Gallarate si prospettava la perdita del posto di lavoro per tutte le maestranze di Gallarate, circa 20. La lotta portata avanti in questi mesi, ha dato i risultati della conservazione del posto di lavoro, se pur in altri stabilimenti.

Giovedì 16 luglio i lavoratori Ahlstrom di Gallarate tolgono i gazebo installati da cinque mesi davanti ai cancelli.

Esprimono un ringraziamento a tutti coloro che hanno solidarizzato in questi mesi con la loro lotta. Ringraziano gli organi di stampa che li hanno sostenuto parlando del lungo presidio e li invitano a presidiare il momento della smobilitazione per dimostrare loro la soddisfazione dopo una dura lotta che rimarrà nel territorio.

09 luglio 2009

AHLSTROM GALLARATE: ha vinto la resistenza dei lavoratori

Dopo il mancato accordo al ministero del lavoro a Roma, venerdì 3 luglio, nella sede dell’ associazione industriali di Borgomanero (No) si trova una soluzione.
Mobilità volontaria con incentivo di 26.000 euro per un totale di 55 lavoratori anziché 59 come voleva l’azienda qualche mese fa.

50 volontari tra Cressa, Mozzate e Carbonate – 5 i lavoratori di Gallarate volontari (pensionabili o già con un posto di lavoro)- Salvi tutti gli altri- verranno ricollocati negli stabilimenti di Cressa (no) o Mozzate e Carbonate (Co).
Non ci saranno più esuberi, salvati cosi altri 4 lavoratori che rischiavano di perdere il proprio posto.
Soddisfazione tra i lavoratori di Gallarate che da mesi bloccavano la fabbrica. Se pur in una situazione di difesa delle proprie condizioni, primeggia la soddisfazione per aver sconfitto con la lotta la prospettiva di perdere tutti il posto di lavoro a Gallarate con la chiusura totale della fabbrica.
Chi vuole scaricare la crisi tutta sulle spalle dei lavoratori, deve sapere che se i lavoratori reagiscono possono cambiare le cose.

Subire senza opporsi, rassegnarsi senza difendere le proprie condizioni di lavoro e di vita può solo finire peggio.
Rivendicare con dignità e forza le proprie ragioni può solo migliorare le condizioni.
A.L.COBAS-CUB che ha seguito dall’inizio tutta la vicenda dei lavoratori Halstrom Milano esprime ancora con più forza la convinzione che se i lavoratori sono uniti informati correttamente e organizzati nel rivendicare i propri diritti,possono cambiare le prospettive.
Sempre sostenuti e affiancati dall’O.S A.L.COBAS-CUB, i lavoratori che hanno presidiato via XXIV Maggio dove ha sede lo stabilimento Halstrom di Gallarate sono stati per il territorio, in questo lungo ultimo periodo un riferimento per tanti lavoratori che hanno o stanno vivendo le stesse condizioni. Molte iniziative anche importante sono partite da luogo del presidio.
Questa esperienza non si esaurisce smobilitando il presidio, ma al contrario sarà una fonte di incoraggiamento per continuare la lotta e sostenere altri lavoratori, affinché cambino le condizioni di sfruttamento-NON PAGHIAMO LA LORO CRISI - più salario più diritti –IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA.

18 giugno 2009

LA SETTELAGHI NON PAGA I LAVORATORI NON LAVORANO

COMUNICATO:

LA SETTELAGHI NON PAGA I LAVORATORI NON LAVORANO


Questa mattina, tutte le lavoratrici della coop Settelaghi, di fronte all’ennesimo mancato pagamento degli stipendi, si sono recate tutte presso la sede aziendale di Varese in piazza Marsala, ed attendono l’arrivo dei soldi.

Questo “rito” che ormai si protrae da mesi, con la coop che cerca di spostare sempre più in la il pagamento degli stipendi, che deve avvenire ogni 15 del mese, non può essere accettato.

Tutte le lavoratrici hanno quindi deciso di “aspettare”, negli uffici della direzione, che arrivino gli stipendi.


17/6/2009

11 giugno 2009

Ahlstrom Gallarate: AlCobase Cub chiedono unità sindacale

I lavoratori sono in attesa e da circa quattro mesi i lavoratori di Gallarate presidiano lo stabilimento. I rappresentanti dei lavoratori dell’AlCobas si presenteranno a Roma con i punti approvati dai lavoratori nelle assemblee svolte in fabbrica: ritiro della mobilità aperta unilateralmente dall’azienda, cassa integrazione straordinaria per un anno, a rotazione nelle mansioni fungibili (apertura di un tavolo tecnico per favorire e gestire la rotazione); integrativo in aggiunta alla cassa integrazione per chi fa meno di due settimane di lavoro; apertura della mobilità volontaria con incentivo: «Ci auguriamo che le organizzazioni sindacali unitariamente sosterranno queste rivendicazioni – spiegano i rappresentanti di AlCobas e Cub -, mettendo da parte differenze di vedute sindacali, per meglio poter difendere e sostenere le ragioni di tutti i lavoratori».

26 maggio 2009

Gallarate: lavoratori della Arco Spedizioni hanno protestato davanti ai cancelli

«Basta con le cooperative che si approfittano dei lavoratori». Oggi, martedì 26 maggio i lavoratori della Arco Spedizzioni” di Gallarate si sono ritrovati davanti al cancello della ditta al fianco dei sindacalisti di AlCobas e Cub. La rivendicazione è semplice, ma importante: «Chiediamo che siano pagati gli stipendi dei lavoratori – spiegano -. Dal 31 ottobre scorso alcuni dipendenti della “Arco Spedizioni” sono stati invitati a “passare” dalla cooperativa “Emmezeta Service Scarl” alla cooperativa “Valpollicella Service 99”, entrambe facenti parte del medesimo consorzio “Over Global System”, con la stessa dirigenza e con sede a Sesto San Giovanni. Dopo poche settimane però dal 12 febbraio scorso non sono stati più avviati al lavoro, e da quella data non ricevono più alcun stipendio ne alcuna indicazione circa la durata prevedibile della loro “disoccupazione”.

07 aprile 2009

Ahlstrom gallarate: licenziamenti e mobilità confermati

Mentre i lavoratori dell’Ahlstrom di Gallarate continuano il presidio davanti ai cancelli della fabbrica di viale XXIV maggio, ieri la direzione, dopo aver annullato la precedente, ha aperto la procedura per il licenziamento con la mobilità di cinquantanove lavoratori.
Il sindacato di base che guida la protesta dei lavoratori gallaratesi è però fiducioso nella possibilità di un accordo. Prosegue il blocco delle merci.
«In questo incontro - scrivono l'AL Cobas - sono stati raggiunti significativi obiettivi, ottenuti dalla determinazione dei lavoratori che in queste settimane hanno lottato. Restano però aperte alcune richieste da noi avanzate: la cassa integrazione deve essere fatta a rotazione con la garanzia della maturazione dei ratei; si deve aprire la mobilità tra i vari stabilimenti (Gallarate, Mozzate, Cressa e Carbonate); la mobilità deve coinvolgere solo i lavoratori volontari, senza nessun licenziamento anche fra 12 mesi; si deve aumentare sensibilmente l’incentivo all’esodo».

31 marzo 2009

Perché il 2 aprile i dipendenti del Comune di Varese scioperano

Lottiamo per ottenere un adeguamento dei nostri miseri salari.

Salari in media di 1000/1200 euro mensili (come fa una famiglia ad arrivare alla fine del mese ?) … Per ottenere un piccolo aumento in busta paga di 30/50 euro MENSILI medi per lavoratore rinunciamo ad una quota di salario differito (premio produttività). Stiamo chiedendo insomma di stabilizzare una quota del salario variabile nella paga–base in modo tale da avere un beneficio costante nel tempo, che ha effetti anche sulla pensione e sulla liquidazione.

L’Amministrazione Comunale nega questa possibilità (prevista dal contratto nazionale) da circa 5 anni, una possibilità, ripetiamo, a costo zero per le casse comunali poiché si tratta semplicemente di spostare risorse da un premio annuale sempre più incerto ad un riconoscimento salariale mensile stabile.
Ed è questo che l’Amministrazione non vuole..… stabilizzare risorse vuol dire non poterle più tagliare. Cosa che invece ha intenzione di fare anche quest’anno, sulle orme delle disposizioni impartite dal Ministro Brunetta.

Questa rigidità nelle trattative in corso si aggiunge ad una situazione già difficile determinata dal blocco delle spese di personale (ferme per legge all’anno 2004) e al blocco delle progressioni verticali, che rappresentano per i lavoratori la possibilità, attraverso concorsi/selezioni, di avere il giusto inquadramento professionale rispetto alle mansioni svolte. Anche quest’anno, nel piano occupazionale che è all’esame del Consiglio Comunale, l’Amministrazione non ha previsto nulla per risolvere il problema dello svolgimento di mansioni superiori.

E’ in atto un grave tentativo di delegittimazione delle rivendicazioni sindacali.
Il ben noto Ministro non perde occasione per dividere i lavoratori privati dai lavoratori pubblici addossando a questi le responsabilità di lunghi anni di politica clientelare che ha prodotto enormi guasti nel paese e di cui oggi tutti noi siamo chiamati a pagarne le conseguenze.
E sarà facile anche per qualche nostro amministratore usare l’arma della divisione dei lavoratori per rendere impopolare questo sciopero, magari dicendo “cosa vogliono questi fannulloni in un momento in cui si sta vivendo una grave crisi che sta producendo migliaia di licenziamenti, cassa integrazione e disperazione?” (come se nelle nostre famiglie questi problemi non ci fossero !!!).
Anche i cittadini che vengono in Comune tutti i giorni per ricevere i servizi, sono vittime di questo sistema … e per noi non è facile far comprendere le condizioni e le difficoltà in cui svolgiamo il nostro lavoro.

Noi lavoratori comunali, consapevoli di erogare servizi pubblici di primaria importanza per la società (educazione ai bambini dei nidi e delle scuole materne, assistenza ad anziani e minori, rilascio documenti e certificati, redazione di progetti di opere pubbliche, vigilanza e viabilità, ecc.) cerchiamo di dare il massimo dei risultati con impegno e professionalità.
Siamo però i primi a subire una burocrazia insopportabile, voluta da Governi e Amministrazioni, che vincola e rallenta il nostro lavoro; così come siamo i primi, insieme ai cittadini, a subire il taglio dei trasferimenti di risorse dallo Stato ai Comuni che incide sempre più pesantemente sui servizi, sulla loro qualità e determina l’aumento delle tariffe.
Tutto questo, avviene nel silenzio quasi totale degli amministratori, ai quali evidentemente fa più comodo “giocare” sull’impopolarità dei dipendenti pubblici !
Le colpe e gli sprechi della classe politica non devono emergere !
Si usa una politica di rigore, ma solo con i lavoratori !

E qualche esempio potremmo farlo anche per il Comune di Varese … le indennità di carica degli amministratori che ammontano a ben 700.000 euro all’anno, ma nessuno parla di risparmio; le spese per tutti quegli eventi (mondiali di ciclismo, notti bianche, eurochocolat, ecc.) dove i contributi pubblici sono ingenti, ma i ritorni economici sono solo per pochi.

Per questo chiediamo ai cittadini di non farsi imbrogliare dalla campagna diffamatoria “brunettiana” contro i dipendenti pubblici, serve solo a coprire tutti i problemi reali e concreti di questo periodo di crisi economica che colpisce le famiglie e le classi più deboli.
Rivendichiamo giusti salari, dignità, rispetto, ma anche servizi migliori ai cittadini…. anche perché la maggior parte di loro sono lavoratori come noi !

Agli Amministratori chiediamo di scendere dal piedistallo per capire che senza i lavoratori i servizi non si erogano e il loro potere non serve a nulla. Certo non è penalizzando i lavoratori comunali che migliora la qualità della vita nelle nostre città !

GIOVEDI’ 2 APRILE 2009
SCIOPERO di due ore all’inizio di ciascun turno
CON PRESIDIO DALLE ORE 8.15 ALLE ORE 10.15
DAVANTI A PALAZZO ESTENSE

14 marzo 2009

HALSTROM: La lotta comincia a far vedere i primi risultati

Questa mattina, presso la sede Ahlstrom di Gallarate si e’ tenuto l’incontro tra azienda e l’a.l.cobas provinciale con le rsu di Gallarate e Cressa.

L’incontro si e’ tenuto su richiesta dall’azienda, dopo la decisione dei giorni scorsi di ritirare la procedura di mobilita’ per 61 lavoratori avanzata il 7 gennaio scorso.

L’AZIENDA HA COMUNICATO CHE INTENDE ARRIVARE AD UN ACCORDO CON TUTTE LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI, CI HA INFORMATO CHE INTENDE:

MODIFICARE IL PIANO INDUSTRIALE PRESENTATO ALL’ATTO DELLA RICHIESTA DI MOBILITA’. AHLSTROM, PER L’ECCESSIVO COSTO ECONOMICO, NON INTENDE PIU’ SPOSTARE I MACCHINARI DI GALLARATE A MOZZATE, RICONFERMANDO PERO’ LA CHIUSURA DEL SITO PRODUTTIVO DI GALLARATE.
RICHIEDERE AL MINISTERO L’UTILIZZO DI CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER 12 MESI.
NEI 12 MESI DI CASSA, APRIRE LA PROCEDURA DI MOBILITA’ PER 59 LAVORATORI, CON LA DISPONIBILITA’ ALLA COLLOCAZIONE DEI VOLONTARI. SE ALLA FINE DEI 12 MESI DI CASSA, NON SI RAGGIUNGE IL NUMERO DI 59 LAVORATORI VOLONTARI, PROCEDERE AL LICENZIAMNETO DEI RIMANENTI CON I CRITERI DI LEGGE.
LA MOBILITA’ DEI LAVORATORI DI GALLARATE NEGLI STABILIMENTI DEL GRUPPO.
L’UTILIZZO PER LA PROSSIMA SETTIMANA DELLA CIG ORDINARIA, IN ATTESA DELL’AUTORIZZAZIONE ALLA CIG STRAORDINARIA.

La delegazione sindacale, ha preso atto positivamente della decisione aziendale di annullare la procedura di mobilita’ e contemporaneamente di aprire una trattativa sulla situazione aziendale, sollevando pero’ alcune contrarieta’.

· Rimane inaccettabile ed anche industrialmente miope, la decisione di Ahlstrom di chiudere lo stabilimento di Gallarate.
· Come e’ impraticabile, da parte nostra un accordo che comunque porti dopo 12 mesi di cassa straordinaria, al licenziamento di lavoratori posti in mobilita’ oltre al volontariato.
· Non condividiamo inoltre, la decisione aziendale di continuare, su richiesta dell’unione industriale di Torino, con due tavoli di trattativa, uno con noi ed un altro con i sindacati confederali.

Nel comunicare all’azienda la nostra immediata disponibilita’, dopo aver consultato i lavoratori, alla ricerca di un accordo, mantenendo pero’ i presidi negli stabilimenti di Gallarate e Cressa.


ALCOBAS-CUB E RSU

03 marzo 2009

Ahlstrom, delegati e Rsu tornano a mani vuote da Torino

Gli Industriali e la multinazionale finlandese avrebbero voluto aprire due tavoli separati, uno con Cgil e Cisl, l’altro con i Cobas: ne è nata un’accesa discussione finita con la partenza dei delegati gallaratesi che hanno fatto ritorno a casa senza essere ricevuti. «Faremo un’assemblea con i lavoratori – spiega Antonio Ferrari di AlCobas -. A questo punto penseremo ad iniziative più incisive e azioni più forti per conservare i posti di lavoro».
La Ahlstrom, multinazionale finlandese che produce tessuto non tessuto destinato al mercato farmaceutico e sanitario, ha deciso di chiudere lo stabilimento gallaratese, lasciando a casa i venti dipendenti dello stabilimento di via XXIV Maggio oltre ad altri 41 tra le fabbriche di Cressa (Novara), Carbonate e Mozzate. I lavoratori di Gallarate sono in presidio permanente davanti ai cancelli ormai da più di una settimana. Silenzio dei sindacati sulla comunicazione dell’azienda: indiscrezioni parlano di un peggioramento della situazione che potrebbe portare a nuovi esuberi.

27 febbraio 2009

I lavoratori della Ahlstrom convocati con urgenza dalla proprietà

Alla Ahlstrom qualcosa si muove. I venti lavoratori dello stabilimento di Gallarate che protestano contro la decisione della proprietà finlandese di chiudere i battenti della ditta, si sono visti recapitare un fax con la convocazione urgente per martedì 3 marzo alle 14 nella sede dell’Unione Industriali di Torino per discutere della procedura di mobilità. Un segnale di attenzione che i lavoratori, iscritti al sindacato autonomo AlCobas, aspettavano da tempo. Il presidio davanti ai cancelli della ditta prosegue: in cantiere ci sono altre azioni e manifestazioni, ma a questo punto si attenderanno i risultati dell’incontro con la multinazionale finlandese.

Licenziamento all’Iselfa di Solbiate Arno annullato, il lavoratore reintegrato dal Giudice.

ISELFA fabbrica metalmeccanica siderurgica, lavoro duro e dure le condizioni all'interno della ditta più volte sollevate le problematiche dalle RSU sulle condizioni igieniche nei servizi (non viene fornita addirittura nemmeno la carta igienica) in alcuni reparti dove girano all'interno macchine a scoppio per la movimentazione dei prodotti, non si respira dal fumo per non parlare della forgia dove i lavoratori oltre a svolgere un lavoro pesante si tenta continuamente ad aumentare i ritmi.

Da alcune settimane ISELFA ha richiesto la CIG, che sta attuando a propria discrezione: chi si oppone, come in questa settimana, all'aumento dei ritmi finisce in cassa, non avendo neppure concluso accordo con le OO.SS. procede come vuole lasciando a casa chi vuole.
Alle richieste nei giorni scorsi delle OO.SS. e delle RSU risponde che non è pronta per fare incontri.
In questo scenario due lavoratori che avevano avuto un diverbio vengono licenziati in tronco. Per uno di questi avendo a carico 5 famigliari (3 figli moglie e fratello) è stato possibile fare una causa di urgenza (art. 700) e nei giorni scorsi il Giudice di Busto Arsizio ha dato disposizione che il lavoratore deve rientrare al lavoro.

Grande soddisfazione tra i lavoratori che riprendono fiducia sulla possibilità di poter respingere le ingiustizie e le imposizioni unilaterali.

21 febbraio 2009

Ahlstrom Gallarate: I lavoratori in presidio permanente

La proprietà ha deciso di licenziare 61 dipendenti nei quattro stabilimenti, 20 dei quali a Gallarate.
Per un mese, fino all’11 febbraio, siamo stati buoni e bravi, abbiamo aspettato novità, ma nessuno si è fatto sentire.
La procedura di mobilità scade dopo 75 giorni, il tempo per le trattative è finito».
Così i lavoratori hanno deciso di stabilirsi all’entrata dello stabilimento, fermo “fino a successiva comunicazione”: «Staremo qui fino a quando qualcuno si farà sentire – spiegano ancora i lavoratori in protesta -. Anche a Cressa hanno indetto la mobilitazione permanente.
Non vogliamo che portino via le macchine dalla linea».
A casa restano mogli e figli ad aspettare: «Sono con noi – spiegano i dipendenti della multinazionale finlandese -. Sanno benissimo anche loro che in questo periodo le alternative in altre aziende sono inesistenti: noi vogliamo solo lavorare. Per questo staremo qui e protesteremo. Non volgiamo la luna, vogliamo solo una trattativa seria e che non ci facciano perdere tempo».

13 febbraio 2009

Hupac di Busto Arsizio: licenzia i lavoratori con una crescita del 1,8%

Giovedì 12 febbraio a tre lavoratori assunti a tempo indeterminato è stato comunicato il licenziamento, riferisce il sindacato, con un secco comunicato: “Con la presente le comunichiamo che per ragioni inerenti l’attività e l’organizzazione del lavoro aziendale, consistenti nella soppressione del reparto e del posto cui lei è addetto, ci vediamo costretti a privarci della sua collaborazione. Pertanto, non potendo utilizzare la sua prestazione in mansioni uguali o equivalenti, il rapporto di lavoro con lei si intende risolto a far data dal ricevimento della presente.”

"Non contenti di ciò", prosegue il comunicato, "oggi l’Amministratore Delegato Crivelli e il Direttore Crespi, hanno convocato i lavoratori a contratto a termine, per comunicargli il loro licenziamento".
Il gruppo ha chiuso il 2008 con una crescita dell’1,8% dei traffici, dati Sole 24 Ore ripresi dal sindacato - "solo un mese fa è stato sottoscritto un accordo per l’eliminazione del 6x6 e l’introduzione del ciclo lavorativo su tre turni giornalieri, con dichiarazioni aziendali del mantenimento dei livelli occupazionali.
Inoltre, sempre poche settimane fa, si sono siglati gli accordi per la regolarizzazione delle ferie e per il riconoscimento dei premi aziendali".
Poi l'attacco frontale: "Appare quindi evidente, che i responsabili aziendali vogliono a tutti i costi imporre ai lavoratori la logica del terrore e del fatto compiuto, fregandosene delle Rsu e dei sindacati, ma soprattutto licenziando i lavoratori quando, anche a fronde di eventuali difficoltà aziendali, è possibile utilizzare anche per la logistica gli ammortizzatori sociali".

15 gennaio 2009

Ahlstrom, spiraglio di speranza per i venti lavoratori di Gallarate

Un pullman con a bordo i rappresentanti sindacali e un nutrito gruppo di lavoratori è andato a Torino, sede italiana della società finnica leader mondiale nella produzione di carta per filtri per motori, per discutere nella sede dell'Unione Industriali con la proprietà: «È stato un incontro positivo – spiega Antonio Ferrari dell’AlCobas-Cub -. Credo che grazie alla mobilitazione e alle pressioni messe in atto in questi giorni la società si sia convinta a tirare il freno. Ci hanno dato 75 giorni di tempo: non chiudono subito a Gallarate e ci hanno dato la possibilità di valutare ogni altra soluzione possibile per scongiurare il rischio della mobilità netta subito. Noi ci muoveremo con attenzione per verificare l’opportunità di chiedere la cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali di sostegno, loro ci hanno assicurato che da Gallarate non si muove nessuno fino al prossimo 11 febbraio. Speriamo di tenere in vita questo barlume di speranza».

14 gennaio 2009

Chiude la Ahlsrom di Gallarate, 61 esuberi

La Ahlstrom, multinazionale Finlandese prima produttrice mondiale di carta per filtri per motori, intende chiudere la produzione in Italia, eliminare posti di lavoro e lasciare a casa dipendenti anche in Finlandia.
Gli stabilimenti italiani della società sono quasi tutti in provincia di Varese: Ahlsrom Milano ha infatti acquisito nel maggio 2007 un ramo d'azienda dall’italiana Orlandi stabilimento di Gallarate e Cressa (NO) e , dopo avere acquisito gli stabilimenti di Mozzate e Carbonate, di proprietà della Fiberweb Tecnofibra.
I lavoratori dello stabilimento di Gallarate, che si sono riuniti in assemblea il 12 gennaio, hanno deciso di reagire con uno sciopero per l’intera giornata del 13 gennaio, con presidio e blocco delle portinerie, davanti all’azienda di Gallarate in via XXIV Maggio e di invitare le RSU e i lavoratori/trici degli stabilimenti di Cressa, Carbonate e Mozzate ad una riunione per programmare iniziative di lotta concordate unitariamente contro la comunicazione dell’azienda che unilateralmente ha proceduto in questa maniera, per la riapertura della trattativa con tutte le parti in causa:
«Ci hanno lasciato a piedi senza darci speigazioni, senza confronto - spiegano Antonio Ferrari dell'AlCobas-Cub e il delegato Rsu Massimo Sinatra -. Chiediamo di tenere il posto, di non buttare via capacità e know how. Ci avevano promesso che qui non si sarebbe mai smantellato, invece di punto in bianco chiudono tutto.
Siamo in mobilità diretta, che vuol dire licenziamento:
le prospettive di ricollocamento in questo momento di crisi non ci sono.
Vogliamo lavorare e non rimanere per strada».

20 dicembre 2008

Comune Gallarate: Nessuna sicurezza nei luoghi pubblici di lavoro

Presentato un esposto alle strutture di controllo. Un lavoratore è caduto dopo il crollo del pavimento lo scorso 18 novembre e le carenze sarebbero molte e diffuse.
Sicurezza sul lavoro, gli iscritti all'associazione lavoratori Cobas delle Rsu del Comune denunciano uno stato di abbandono preoccupante di alcuni edifici pubblici. «Ancora una volta, a causa delle assenze di interventi concreti in materia e di recenti ed inquietanti episodi, si rende necessario chiedere l’intervento delle strutture di controllo territoriale per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma anche degli utenti.
Il 18 novembre scorso, ad un utente dello Sportello Unico di via Ferraris 9, è letteralmente crollato il pavimento sotto i piedi – denunciano dal sindacato -. Un edificio, quello, dove sono ubicati il Comando Vigili e lo Sportello Unico Attività Produttive, di proprietà di una società di cui il Comune detiene il 49% delle quote azionarie, ma a cui il Comune paga l’affitto per l’uso di una parte dell’immobile (finanza creativa?).
Un edificio totalmente ristrutturato, che fin dall’inizio ha mostrato una serie di problemi. Rubinetti dell’acqua calda da cui usciva quella fredda e viceversa, docce calde non funzionanti, impianto antincendio fuori uso da oltre un anno, problemi con l’aria condizionata (pare che per evitare la condensa nei tubi, d’estate veniva accesa sia l’aria condizionata, sia la caldaia, o almeno così è stato informalmente detto a chi chiedeva spiegazioni) e ultimamente il crollo di parte del pavimento galleggiante, sulla cui stabilità ci sarebbe molto da ridire.
A tutt’oggi non è stato né preventivato né effettuato alcun intervento risolutivo – prosegue la nota delle Rsu dell'ALCobas -. Vista la criticità di questa situazione e di quanto accade in biblioteca, al fine di tutelare la salute dei dipendenti, ma anche degli utenti, è stato chiesto l’intervento delle strutture di controllo territoriale.
Eppure è da quando è stato previsto il trasferimento delle Attività Economiche e del Comando di Polizia Locale nell’ex edificio Enel di via Ferraris che si chiede un incontro per valutare rischi e soluzioni per la salute e la sicurezza dei lavoratori e per definire come riorganizzare i servizi. Invece, la logica è sempre la stessa: evitare qualunque confronto, con la conseguenza che si mettono a rischio lavoratori e servizi.
Le Rsu, consapevoli che con le nuove normative la possibilità di assumere è stata fortemente limitata, hanno chiesto invano di discutere di Piano assunzionale, di pianta organica, di regolamento per la mobilità interna (inesistente in questo comune) partendo dagli elementi di criticità e dai carichi di lavoro dei vari uffici, per definire come gestire al meglio le risorse umane.
Invece, come al solito, si è deciso di procedere in perfetta solitudine con criteri sconosciuti, esattamente come si è evitato di discutere delle integrazioni del fondo 2008, nonostante ciò era previsto nel contratto decentrato sottoscritto tra Rsu e amministrazione.
Purtroppo, la ricaduta concreta di questa assenza di confronto sull’organizzazione del lavoro e degli uffici sta già producendo effetti devastanti. Particolarmente critica e sintomatica di una situazione generale è la situazione dello Sportello Unico Attività Produttive. A luglio di quest’anno la Regione Lombardia ha modificato la normativa in materia di Attività Produttive, rendendo improrogabile la creazione di uno Sportello Unico per tali attività, dove gli utenti, possono presentare le Diap (Denunce Inizio Attività Produttive).
Con specifico atto di giunta è stato quindi costituito tale Sportello, che dovrebbe funzionare da interfaccia con l’utenza. Peccato, però, che invece di incrementare il personale presente, questo è stato ridotto all’osso (al di là di qualunque logica e buon senso, invece di investire su un servizio innovativo e strategico lo si depotenzia). Prima vi erano tre persone che si occupavano della parte tecnica edilizia (che richiede una specifica competenza e relativi titoli di studio), ora il servizio è parzialmente assicurato da una sola persona; e come se non bastasse è stato ridotto di un unità anche il personale che si occupa della parte commerciale ed amministrativa.
Di tale situazione e dei relativi problemi, unitamente alla richiesta di discutere della modifica dell’organizzazione del lavoro, come peraltro prevede il contratto nazionale, è stata informata l’amministrazione, rimasta come al solito senza alcuna risposta. Ancor più spiacevole e miope, visto che l’attuale Governo ha stabilito limitazioni incredibili in materia di sostituzione del personale, è il balletto che qualcuno sta facendo in alcuni uffici, per spostare una parte di quel poco personale rimasto in organico, a Fondazioni o altre strutture private. Che strana concezione è del bene pubblico?».

29 ottobre 2008

IL COLPO FINALE ALLA SCUOLA PUBBLICA

L’anno scolastico 08-09 apre nel segno dei tragici provvedimenti del governo, con suoi ministri della scuola, dell’economia e della pubblica amministrazione che competono nel cogliere tutto il peggio delle politiche scolastiche dei precedenti ministri Berlinguer, Moratti e Fioroni.

La legge 133/08 taglia:

· 70 mila posti da insegnanti,
· 43 mila ATA,
· a cui si sommano 47 mila eliminati dalla Finanziaria di Prodi,
· un totale inaudito di 160 mila posti in meno, con la grottesca motivazione della “migliore qualificazione del servizio scolastico”.

Tutto si traduce con:

· massiccia espulsione di precari,
· aumento a dismisura di alunni per classe,
· riduzione di materie, di ore di insegnamento, a rischio anche la durata delle singole lezioni,
· accorpamento delle materie per singolo docente,
· attacco al tempo pieno, prolungato e al sostegno all’handicap,
· riduzione di corsi serali, di corsi di alfabetizzazione per adulti,
· taglio di 8 miliardi alle scuole pubbliche per i prossimi 4 anni,
· alle elementari ritorna l’inverosimile maestro unico, tuttologo.


In due diversi disegni di legge Gelmini e la presidente della Commissione cultura Aprea, hanno delineato la completa privatizzazione di ciò che resterebbe della scuola, trasformano gli Istituti scolastici in Fondazioni gestite da privati tramite Consigli di amministrazione, gerarchizzano i docenti in 4 livelli, passano il sistema scolastico alla gestione regionalistica su esigenze aziendali, con l’assunzione del personale affidata ai dirigenti scolastici, che diverrebbero “datori di lavoro”, assumendo, licenziando, aumentando o abbassando stipendi, con ovvie conseguenze di corrotto autoritarismo e clientelismo.

Tramite il Decreto legge del 28 agosto e il DdL sul recupero scolastico, la ministra Gelmini pensa di dare una parvenza di serietà al tutto tramite il ripristino del voto di condotta, rivenduto come argine al fenomeno del bullismo, ma più probabilmente inteso come addestramento al conformismo, all'omertà ed al silenzio dei voti numerici e degli esami di riparazione. Ciò comporterebbe solo ulteriore e demenziale selezione tra chi ha, per censo sociale, altri supporti educativi e chi conta solo sulla scuola per imparare a leggere il mondo.

In arrivo altri provvedimenti razzisti, ideologici, classisti e repressivi come la proposta Maroni/Gelmini di classi differenziate per i bambini figli di immigrati, o quella La Russa/Gelmini con la presenza di soldati e carabinieri in classe per insegnare storia sulla “grande guerra”, o su consiglio Cossiga/Berlusconi (poi pentito) di spiegare a chi sia intenzionato a protestare contro le riforme Gelmini che le manifestazioni sono penalmente perseguibili per interruzione di pubblico servizio, com’è accaduto ai ragazzi degli istituti superiori di Fagnano Castello, S. Marco Argentano e Roggiano, nel Cosentino.

Tutto ciò mentre soldi pubblici vanno all'industria delle scuole private aggiungendo a buoni scuola e tasse regionali per il “diritto allo studio”, altrettanti regali alla solita lobby ciellina, nell'istruzione, come nella sanità.

Previsioni oscure per le università e la ricerca:

· tagli nella già tragica situazione per gli assegni di ricerca (lasceranno solo quelli riferiti alla ricerca strettamente correlata al mantenimento del Capitale?), borse di dottorato e per le attività didattico-amministrative;
· blocco dei turnover in ragione di 5 a 1 per il personale docente ed in ragione di 10 a 1 per gli amministrativi, ogni 5/10 pensionamenti solo uno entrerà a ruolo;
· si sancisce definitivamente il limbo del precariato.

Così i bilanci delle Università italiane sono condannati a fallire in un anno; ma il governo offre la “via di uscita” alle università asfissiate dal debito, a condizione di diventare Fondazioni private!
Questo apre una nuova stagione degli orrori, a partire dal saccheggio del patrimonio immobiliare, per arrivare alla soppressione di tutti quei corsi che non sono in grado di formare “professionalità utili” per il moribondo mercato del lavoro, grazie alle dirette ingerenze dei privati nella didattica.
In poche parole con la “riforma”, la Gelmini persevera nel percorso di aggressione all'istruzione pubblica a favore di un'idea di conoscenza al servizio del mercato e delle imprese, non più studenti ma "risorse umane" da addestrare ed ideologizzare a piacere, in relazione alle necessità di un mercato che continua a far pagare ad altri i suoi fallimenti.

Il Presidente del Consiglio le spara grosse!

Con un linguaggio che ricorda Tambroni e quel tragico luglio ’60, promettendo di mandare la polizia nelle scuole e nelle università, salvo poi rimangiarsi il tutto con la sua solita vena giullaresca e con battute da avanspettacolo della peggiore specie.

non dobbiamo pagare la crisi delle banche e degli speculatori finanziari

abrogazione della l. 133/08

ritiro immediato dei decreti Brunetta e Gelmini


Il risparmio si ottiene tagliando le enormi spese militari e quelle smisurate per mantenere un sistema politico corrotto che rappresenta apertamente gli interessi dei padroni e degli oscurantisti.
Non facciamo passare Il progetto berlusconiano di ridurre a puri simulacri la scuola e l'università statale per arricchire i gestori di quelle private.

04 ottobre 2008

Busto Arsizio: Dipendenti comunali sul piede di guerra: «Ad un passo dallo sciopero»

Tre ore di assemblea, oggi 3 ottobre, per ricordare al sindaco i malumori che serpeggiano negli uffici. Busto ha la metà dei dipendenti di Varese.
Le rivendicazioni a livello generale riguardano il numero dei dipendenti non sufficiente a smaltire in tempi normali la mole di lavoro, la variazione di bilancio votata nell'ultimo consiglio che toglie quasi 800 mila euro per il nuovo contratto (non ancora rinnovato a livello nazionale), il mancato rispetto dell'accordo preso dal sindaco sul personale degli asili nido a luglio del prossimo anno (dopo l'incresciosa situazione risolta solo a metà luglio quest'anno). Anche la Polizia Locale lamenta il mancato accantonamento dal '92 ad oggi di una parte delle multe a fini pensionistici degli agenti, la mancanza di circa 25 agenti in organico (10 erano stati assunti di recente ma 3 sono passati per concorso ad altri comuni).

17 settembre 2008

I lavoratori del Comune di Varese protestano in comune contro il taglio del salario accessorio

Ieri sera i lavoratori del Comune di Varese si sono ritrovati in presidio, in concomitanza con la seduta del Consiglio Comunale, per protestare contro il taglio del salario accessorio (contrattazione di secondo livello) di 270.000 Euro.

I delegati RSU sono stati ricevuti dai capigruppo dei partiti rappresentati in Consiglio e dal Sindaco. Quest’ultimo si è però rifiutato di entrare nel merito del problema non ritenendo di poter sottostare a quello che ha definito un ricatto dei lavoratori nei confronti dell’Amministrazione. Si è limitato quindi a proporre alla RSU un incontro per il giorno successivo (oggi). Poi, di fronte alla conferma della RSU di voler il reintegro delle risorse sottratte se ne è andato sbattendo la porta.

I lavoratori, già stanchi del continui attacchi alla loro professionalità e dignità ed ora colpiti pesantemente anche nel loro salario hanno deciso di occupare la sala del Consiglio.

Da diverse forze politiche è stato invocato l’intervento delle forze dell’ordine.
Sono stati chiamati gli agenti della polizia locale, poi minacciati da esponenti dell’Amministrazione di denuncia penale, per non essere intervenuti “energicamente” contro i pacifici manifestanti. Sono arrivati quindi gli agenti della digos con i quali c’è stato un confronto pacato sulle ragioni delle protesta e sui motivi che hanno portato i lavoratori a decidere di entrare tra i banchi del Consiglio.
Solo gli amministratori del Comune hanno continuato nel muro contro muro.
A questo punto il Presidente del Consiglio Comunale ha preso la decisione di sciogliere la seduta.

Di fronte a questa chiusura incomprensibile e demagogica, i lavoratori si sono dati appuntamento per una nuova assemblea generale per venerdì mattina, 19 settembre, dove verranno decise ulteriori iniziative di lotta.
Non abbiamo alcun interesse o volontà precostituita a “disturbare” un evento come quello dei Mondiali di ciclismo, ma se necessario i lavoratori comunali continueranno a manifestare la loro rabbia anche durante la settimana delle gare.

06 luglio 2008

CGIL CISL e UIL Vogliono tappare la bocca ai lavoratori per ridurre ulteriormente i salari

In questi giorni CGIL CISL e UIL stanno concordando la modifica della contrattazione.
Una riforma che impedirà ai lavoratori ed alle lavoratrici di partecipare attivamente alla costruzione delle piattaforme contrattuali, nazionali ed integrative, affidando tale monopolio ai burocrati sindacali.
Secondo CGIL CISL e UIL, i lavoratori e le lavoratrici, ossia le vere parti in causa, sono relegati a svolgere solo un ruolo consultivo dopo la firma dei Contratti, attraverso i soliti Referendum alla Pinochet.
Più che di referendum bisognerebbe parlare di plebiscito (istituto piuttosto diffuso nei regimi dittatoriali), dato che chi chiede una conferma a decisioni già prese, è lo stesso soggetto che controlla i risultati della consultazione.

Al di là di altre considerazioni su questo strano concetto di democrazia, gli intestatari di questa investitura divina, sarebbero gli stessi che in questi ultimi 15 anni hanno contribuito a dimezzare i nostri salari, grazie al precedente accordo del luglio ’93, che ha ancorato gli aumenti contrattuali al tetto di inflazione programmata ed alla produttività.

La realtà ha dimostrato assai più delle parole cosa ha prodotto tale astuta logica sindacale:

- ogni anno i Governi hanno fissato un tetto di inflazione programmata (previsione dell’aumento dei prezzi) vertiginosamente più basso del reale aumento del costo della vita, così mentre i prezzi salivano i salari sono rimasti inesorabilmente fermi;

- la produttività è stata incrementata grazie all’aumento dei carichi di lavoro, ma anche lavorando di più gli aumenti salariali sono rimasti ben al di sotto dell’aumento dei prezzi.
E’ evidente che il contenimento dei salari non ha prodotto alcun contenimento dei prezzi, anzi!Legare i salari alla produttività non solo non ha garantito nessun posto di lavoro, ma ha aumentato vertiginosamente i profitti dei ricchi!

La logica di competere globalmente basandosi sulla riduzione del costo del lavoro, può solo far avvicinare sempre più i nostri salari a quelli dei paesi dove la manodopera viene pagata 1 dollaro al giorno, rendendo le nostre vite sempre più precarie!

In Italia mentre i lavoratori si sono impoveriti, altri si sono arricchiti a dismisura, ed ovviamente, a meno di non appartenere a qualche lobby affaristica, ogni richiamo agli interessi del paese o ad inesistenti interessi comuni è palesemente falso e truffaldino.
Tutto ciò è destinato a peggiorare ulteriormente grazie alla riforma della contrattazione proposta da CGIL CISL e UIL, che prosegue con la medesima filosofia contenuta nell’accordo del luglio ’93, superandola addirittura in peggio!
In pratica il Contratto Nazionale, che verrà rinnovato ogni 3 anni invece che 2 (con ulteriore perdita salariale rispetto al quotidiano aumento dei prezzi), garantirà solo una quota minima, addirittura più irrisoria di quella attuale, mentre una parte degli incrementi verranno affidati alla contrattazione decentrata, che dovrà svilupparsi partendo dalle esigenze delle imprese o delle lobby affaristico finanziarie che gestiscono la pubblica amministrazione (per usare il linguaggio dei burocrati sindacali: in relazione a criteri di produttività, efficienza, efficacia, ecc.).

Al ministro Brunetta, sarebbe meglio ricordare che in questi anni nonostante la continua diminuzione dei dipendenti pubblici e l’aumento dei carichi di lavoro la spesa pubblica è vertiginosamente aumentata, ma non perché è lievitata la spesa per il personale (che l’ex consulente di Craxi definisce “fannulloni”), ma perché ormai la cosa pubblica è amministrata da vere e proprie lobby finanziarie, dove il politicante di turno elargisce soldi agli amici degli amici o alle aziende private vicino al proprio apparato di potere, grazie alle privatizzazioni, alle consulenze e soprattutto ad opere falsamente definite pubbliche (la rotonda più piccola costa 300.000 €, la TAV l’equivalente di diverse finanziarie, il Ponte sullo stretto quasi altrettanto, ecc.).

Così, mentre per i lavoratori dipendenti è sempre più difficile arrivare a fine mese, chi amministra queste imprese non sa come spendere i lauti guadagni!!

In questa situazione, l’unica proposta sensata è quella di riprenderci quanto ci hanno sottratto in questi 15 anni, riportando i nostri salari a livello europeo, senza sottostare ad alcun vincolo!