16 settembre 2007

Accordo 23/7/07: Pensioni più basse e lavoro più precario

Il 23 luglio scorso il Governo Prodi ha firmato con Cgil-Cisl-Uil e Confindustria un protocollo d’intesa che, se trasformato in legge, peggiorerà notevolmente le condizioni di vita e di reddito dei lavoratori e delle lavoratrici, ancor di più se precari.

Revisione dei coefficienti. L’attuale pensione pari al 70% dell’ultimo stipendio passerà al 60%. Dal 1° gennaio 2010 saranno diminuiti fra il 6 e l’8% (a seconda dell’età di pensionamento) i coefficienti di trasformazione, ovvero di altrettanto diminuirà l’importo della pensione rispetto all’ultimo stipendio percepito. Inoltre i coefficienti verranno rivisti ogni 3 anni e fissati per decreto.
Gli scalini peggio dello scalone. La trappola dello scalone di Maroni viene diluita nel tempo introducendo un sistema di “scalini” con i quali i requisiti per andare in pensione aumenteranno finché dal 2013 occorreranno 36 anni di contributi e 61 anni di età, oppure 35 di contributi e 62 anni di età. Non solo lo scalone non viene abolito ma a regime l’età pensionabile viene aumentata rispetto alla riforma Maroni.
L’imbroglio dei lavori usuranti. Per i lavoratori che svolgono mansioni usuranti è previsto uno anticipo di 3 anni per l’età pensionabile, Ma i fondi stanziati coprono solo 5000 lavoratori all’anno, e quindi verrà stilata una graduatoria per poter accedere alla pensione. Inoltre a regime anche i lavoratori “usurati” dovranno attendere i 58 anni, quindi la situazione è peggiorativa rispetto a quella attuale.
Straordinari a tutto spiano. Viene eliminata la contribuzione maggiorata che oggi è caricata sulle ore straordinarie. In questo modo gli straordinari costeranno ai padroni come le ore ordinarie, con la ovvia conseguenza che le aziende ne faranno ancora più massicciamente ricorso, invece di assumere nuovo personale.
Aumenta il lavoro precario. Alla faccia della tutela dei più giovani, la legge 30 rimane sostanzialmente immutata: i contratti co.co.pro. e lo staff leasing vengono mantenuti; i limiti imposti ai contratti a termine sono ridicoli, perché potranno essere rinnovati dopo 3 anni di occupazione nella stessa azienda: basterà farlo presso l’Ufficio del Lavoro alla presenza di un sindacalista, e non ci sarà nessun obbligo di trasformazione a tempo indeterminato. Nulla cambia per i contratti interinali, che rimangono privi di vincoli. Non è prevista alcuna significativa continuità di reddito, sganciata dalla prestazione lavorativa, per i precari nelle aziende, negli enti pubblici e nelle cooperative.
Come al solito Cgil-Cisl-Uil cercheranno di far apparire che i lavoratori sono d’accordo con il loro operato. Hanno infatti già iniziato le assemblee retribuite ed hanno indetto, per l’8-9-10 ottobre, un “referendum falsa” senza nessuna regola democratica.
Tfr: l’80% dei lavoratori non ha dato la liquidazione ai fondi. Tutti quelli che hanno cercato di convincere i lavoratori a dare il tfr ai fondi, devono prendere atto che hanno fallito. Ai fondi negoziali hanno aderito circa 400.000 lavoratori su un totale di 12,2 milioni di lavoratori. Tenendo conto anche dei vecchi iscritti ai fondi, si arriva ad un totale di 1,5 milioni, corrispondente al 12,5% di adesioni. Questo dimostra che la stragrande mag-gioranza dei lavoratori è contro il tentativo di smantellare la previdenza pubblica per introdurre quella privata.

Il dissenso contro questo accordo è ampio e coinvolge anche settori degli stessi sindacati confederali. Bisogna impedire che queste norme, diventino legge. Per questo tutto il sindacalismo di base ha già programmato iniziative di lotta ed uno sciopero nazionale per i primi di novembre.

COSì COME è AVVENUTO PER IL TFR, I LAVORATORI DEVONO
FAR VEDERE IL LORO DISSENSO ALL’ACCORDO E AL REFERENDUM

Associazione Lavoratori Cobas - CUB
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